“Diario di una ninfomane” censurata.

locandina censurata

locandina censurata

“Diario di una ninfomane” censurata.

 

 

Madrid rappresenta per quasi tutti noi, un luogo di libertà e speranze,una meta del viaggio tanto atteso, la città dove voler vivere, simbolo della movida in felicità.

Christian Molina non ne è dello stesso parere, sicuramente, date le recenti vicissitudini personali avute per colpa della ingiusta censura alla pubblicità del suo film “diario di una ninfomane” in uscita venerdì nelle sale cinematografiche di Madrid.

Già il titolo lascia presumere i contenuti piccanti del film e il cartellone non è di certo da meno,raffigura infatti una giovane donna con la mano tra le mutandine nere pizzate.

La scelta del cartellone non sembra essere piaciuta al comune di Madrid che però tiene a precisare la motivazione della censura: la mancanza della frase che raccomanda la visione del film ad un pubblico adulto.

Così il regista Christian Molina si è visto negare la pubblicità solitamente affissa sulle fiancate degli autobus e sui lati delle “marquesinas”, ossia gli antichi e caratteristici chioschi circolari di Madrid; egli accusa l’azienda dei trasporti madrilena e il gestore delle “marquesinas” di aver penalizzato la promozione del film nella città stessa.

 Ma realtà come si poteva immaginare l’effetto è stato inverso, così l’immagine in bianco e nero della donna, la trama e tutte le polemiche sono su internet, giornali e tra le varie discussioni ovunque.

Insomma la solita censura che invece è servita da ulteriore e alternativa pubblicità caricando di maggiore curiosità il pubblico, ma ciò non è bastato  a calmare gli animi di coloro che hanno lavorato alla produzione e realizzazione del film in particolare di Molina che  ha accusato e definita franchista la censura indisposto di fronte a un opinione pubblica che rifiuta l’immagine di una donna che infila le mani nei suoi slip e concepisce ragazzine di 13 anni che pubblicizzano costumi sgambati.

Anche la autrice del libro da cui è tratto il film, pensa che un film dal titolo ”Diario di un serial killer”  non vi sarebbero stati problemi.

E a volte lo pensiamo pure noi, che non ci stupiamo mai di dove possa arrivare l’ipocrisia del perbenismo che trascura il valore artistico della pellicola.

 

Il film tratto dal libro omonimo di Valérie Tasso, narra della scelta di Val, che si sente sola e incapace di comunicare ma che si crea un piccolo spazio, dove invece può finalmente sentirsi a suo agio e vivere in pieno la sensazione di libertà,un luogo mentale che ella trova nella sua sessualità. La sessualità di Val è piacevole,libera estreme talvolta sprovveduta,infatti sceglierà tra i suoi numerosi partner anche persone sconosciute.

Il sesso è la sua via di fuga dalla solitudine, un bisogno appagante sia fisicamente che mentale,ma seguito di una crisi economica diventerà anche il suo lavoro presso un’agenzia che assume prostitute d’altro borgo.

I rivolti psicologici, l’amore, il sesso e i sentimenti non mancheranno di alternarsi nella vicenda che non vuole presentarsi come il manuale della perfetta ragazza dai facili costumi ma che anzi descrive i complicati processi del’umano e della società.

 Non resta che augurare buona visione a coloro che vedrano il film e che esprimeranno giudizi che vanno al di là dei soliti commenti lontani dalle “buone maniere”

                                                                                                                                           Laura Iodice

 

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