Come si fa a rallentare il tempo?
Il tempo può davvero scorrere più lentamente? Secondo i test condotti da questi scienziati e documentati dalla BBC, sembra che almeno in certe condizioni la nostra percezione del tempo possa accelerare o rallentare. La prova effettuata dagli scienziati consiste nel simulare un esperienza ad alto rischio per misurare con un particolare dispositivo che mostra dei numeri su uno schermo luminoso ad una frequenza non percepibile dall’occhio umano in condizioni normali, quanto il nostro cervello riesca a lavorare più velocemente in una condizione estrema, riconsegnandoci di conseguenza la sensazione di un rallentamento del flusso del tempo.
Esperimenti condotti su cavie di laboratorio addestrate ad una percezione dello scorrere del tempo, hanno mostrato una sensibile variazione della percezione temporale se drogati con cocaina o marijuana. Il topolino a cui è stata somministrata la coca ha mostrato un’accelerazione nella percezione del tempo mentre al contrario il topo a cui era stato iniettato il THC ha mostrato una dilatazione della medesima percezione.
La nostra percezione della velocità di scorrimento del tempo è dunque alterabile per via chimica. Nel caso dell’esperimento in caduta libera, il volontario riesce a leggere con una buona approssimazione i numeri che lampeggiano velocissimi sul display perché la scarica di adrenalina causata dallo stato di pericolo in cui il corpo si viene a trovare agisce come la cocaina sul ratto. Acuisce le percezioni e innesca una sorta di marcia in più, che, come è comprensibile, consente al cervello di elaborare i dati provenienti dal mondo esterno più velocemente, in modo da poter rispondere con rapidità in una situazione di pericolo. Volendo estendere si può dire che la condizione del ratto a cui viene somministrata la marijuana la proviamo anche noi quando stiamo facendo qualcosa di piacevole e le ore passano senza che neppure ce ne accorgiamo.
Il tempo, che noi viviamo come una misura obiettiva, è invece una condizione intrinseca del cervello umano, non del tutto immutabile come comunemente siamo portati a credere.