Il manifesto della cultura DIY
Photo Courtesy: Open, NYC. Via Wired.Qualche tempo fa sull’edizione on-line di Wired è uscito un interessante articolo a firma di Clive Thompson che può essere letto come un vero e proprio manifesto della cultura del fare. Una sentita chiamata alle metaforiche armi del Do-It-Yourself-er: chiavi inglesi, cacciavite e saldastagno; ricominciamo a fare per conoscere e sfuggire alla schiavitù del marketing, che si fa forte della nostra ignoranza circa il funzionamento degli oggetti tecnologici che ci circondano, che non sappiamo più aprire e riparare. Un marketing il cui scopo è vendere non più oggetti tecnologici, ma talismani magici a cui chiediamo un mero risultato funzionale. L’articolo ci è piaciuto perché riassume alla perfezione lo spirito del progetto Ready Mady. Anche se nel titolo si fa riferimento diretto alla cultura americana, grazie alla penetrazione di Internet e alla “globalizzazione buona” del web 2.0, i concetti espressi si possono estendere senza forzature alla realtà europea ed italiana. Per i nostri lettori meno anglofili riportiamo, dopo il salto, una traduzione integrale.
Clive Thompson: Di come gli amanti del faidate possono ridare vita all’innovazione americana.
Che casino. Me ne sto seduto sul pavimento del mio appartamento, circondato da componenti elettronici, una scatola di sigari, un saldatore e pezzi di fili elettrici sparsi. Sto cercando di costruirmi un orologio steampunk, modificando un paio di voltmetri in modo che mostrino le ore e i minuti. Sarà bellissimo quando sarà finito.
Se mai sarà finito, visto che continuo a sbagliare la saldatura. Un collegamento ben saldato dovrebbe assomigliare ad un piccolo vulcano scintillante. I miei tentativi sembrano insetti schiacciati e si rompono quando provo ad assemblare tutto quanto.
Perché sono così inetto? Da piccolo realizzavo in continuazione progetti come questo. Ma alle superiori fui sapientemente dirottato dalle lezioni pratiche quando la direzione decise che ero destinato ad andare all’università. Ho smesso di lavorare con le mani e da allora non ho quasi più toccato un utensile.
A quanto pare il problema non è solo mio, è un problema per tutta l’America. Abbiamo perso la capacità tipica dell’uomo medio di costruire, di fare manutenzione e di aggiustare i dispositivi da cui dipendiamo nella vita di ogni giorno. E questo complica la risoluzione dei peggiori problemi del paese, come la dipendenza dal petrolio, il cambiamento climatico e la competitività globale.
Il declino è stato rapido. Fino ad un paio di decadi fa da un uomo fatto ci si aspettava che sapesse cavarsela bene con le basi della meccanica. Se ti si rompeva la macchina, un’asse del portico o la radio, l’aprivi e la riparavi. “Riviste come Popular Mechanics negli anni 40 o 50 avrebbero potuto pubblicare progetti come una mangiatoia automatizzata per i maiali dando per scontato che chiunque avrebbe posseduto attrezzi e conoscenza per realizzarlo”, dice Dale Dougherty, redattore ed editore di Make Magazine.
Ma da quando abbiamo virato verso un economia dell’informazione, queste capacità hanno cominciato a passare di moda come gli orologi meccanici. Il futuro radioso dell’America, ci rassicuravano, non sarebbe stato industriale, ma nelle mani degli “analisti simbolici”, gente che se ne stava seduta dietro una scrivania a pensare per lavoro. Negli anni 90 l’ascesa di Internet accelerò vorticosamente la transizione verso l’era post-meccanica. Vi ricordate Nicholas Negroponte che raccomandava di “muovere bits, non atomi”?
Ma quando smettiamo di lavorare con le nostre mani, cessiamo di comprendere il funzionamento del mondo.
Lo si può osservare personalmente. Chi non è capace di mettere le mani su ciò che sta dentro ai gadget che compra, è maggiormente influenzabile dal battage pubblicitario delle grandi aziende che li vendono. Quando un oggetto si rompe lo buttiamo e ne compriamo un altro; accettiamo il nostro ruolo di meri consumatori. “Penso che questo ci renda individui passivi” dice Matthew Crawford, ex riparatore di motociclette (e post-dottorando in Cultural Studies) che sta scrivendo un libro sul declino delle abilità meccaniche in America.
E potrebbe pure incasinarci il cervello. I neuroscienziati hanno dimostrato che un lavoro manuale stimola zone differenti del cervello rispetto ad un lavoro intellettuale. Vi siete mai chiesti perchè a Detroit non si mettano a produrre auto che fanno 100 miglia per gallone? Una delle ragione può essere che gli ingegneri passano le giornate a giochicchiare con i software CAD per sviluppare prototipi di design in senso puramente virtuale. Non aprono in due le auto per capire ciò che è possibile fare, come invece fanno gli appassionati che modificano le proprie Prius a bassissimo consumo (alcune delle quali, per la cronaca, fanno cento miglia al gallone).
Immagino che la nostra era post-atomo potrebbe avere effetti politici su una scala ancora maggiore. Pensiamo all’epidemia di autostrade maltenute e ponti che crollano. Le conoscenze di base sulla realizzazione dei manti stradali e dei ponti sono talmente oltre la nostra comprensione che non viviamo questo problema come un urgenza e non facciamo assolutamente abbastanza pressione sui nostri politici perché vedano come una priorità il rinnovo delle infrastrutture.
La buona notizia? Si sta facendo strada una controrivoluzione. Questi ultimi anni hanno visto cresce il numero di appassionati del faidate, persone che hanno capito che creare qualcosa con le proprie mani, oltre ad essere un processo cognitivo, è pure parecchio divertente. Make Magazine - che pubblica progetti per la realizzazione di amplificatori in cartone per la chitarra, di giochi da tavola o di mangiatoie per gatti comandate dal videoregistratore- ha riscosso un successo inaspettato ed è arrivato a vendere 100,000 ad ogni uscita. Associazioni di costruttori di robot della domenica spuntano come funghi. E ogni volta che accendo la TV incappo in un qualche programma in cui rinnovano completamente una casa, con un presentatore iperattivo e amorevoli istruzioni per, ehm, l’impastatura del cemento. In prima serata!
In particolare, tutto questo sta avvenendo al di fuori del nostro sistema educativo mal funzionante. L’America sta ricavando la propria cura dalle sue stesse radici e sta riscoprendo la gioia mentale del fare, riarmandosi di conoscenze pratiche.
E io faccio la mia parte. Dopo una ventina di tentativi, sono riuscito a rinverdire le mie capacità di saldatore. L’orologio mi dice che ore sono, e me lo sono fatto da solo.
24 Marzo 2008 alle 13:47
[...] rappresentavano il futuro, se volete erano il Focus di quel periodo. Ne parla anche Clive Thompson nell’interessante articolo che vi abbiamo proposto domenica. Quando su Modern Mechanix troveremo qualcosa di particolarmente strano e divertente ve ne [...]